Qual è la merenda migliore per tuo figlio?

L’esperto consiglia

bambini merende

Cosa mettere nello zaino del proprio figlio per merenda a scuola?

Il Professore Ordinario di Pediatria e Direttore dell’Unità Operativa di Pediatria a Media Intensità di Cura della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, Carlo Agostoni, ci spiega che: “mangiare uno snack a metà mattina o metà pomeriggio è molto importante, poiché migliora le prestazioni sui libri contribuendo nel contempo a spezzare la fame. Bisogna, però, saper scegliere la merenda giusta, in modo che questa sia completa, nutritiva ma non pesante o troppo grassa”.

Quale scegliere?

bambini merenda

Il Professore continua raccomandando la selezione di merendine “ricche di carboidrati a lento assorbimento, con grassi provenienti da latticini o derivati e alimenti di facile digeribilità”. Consiglia alle mamme, inoltre, di provare a replicare le merendine industriali presenti sul commercio, combinando in modo analogo la versione casereccia dei prodotti presenti in esse.

Quando la scuola fa venire il mal di testa

Chi ne soffre

bambina emicrania

L’età più colpita è tra gli 11 e i 15 anni, ad avere la peggio gli adolescenti, in particolare le ragazze. Ancora più frequente tra i figli di genitori emicranici, i quali nel 60% dei casi ereditano il problema.

La scuola può essere una delle cause del mal di testa, con attacchi pulsanti che si diffondono dietro l’occhio e nella zona della tempia, che possono talvolta essere accompagnati da nausea e vomito.

Parola allo specialista

bambina scuola

Secondo i dati diffusi dal coordinatore del dipartimento di neurologia, centro cefalee, all’IRCCS San Raffaele di Milano, Bruno Colombo, questi attacchi possono presentarsi da 1 a 3 volte in un mese e tenere lontani da scuola i ragazzi fino a 7-8 giorni l’anno.

“Conseguenze del mal di testa possono essere iperattività e distraibilità, che si ripercuotono sulla resa scolastica e causano maggiore difficoltà di concentrazione ed attenzione”, spiega lo specialista. “Abbiamo preparati di tipo nutraceutico che possono evitare che il mal di testa assuma un carattere di cronicità” aggiunge Colombo. “I composti più efficaci, e molto ben tollerati, sono quelli contenenti magnesio, vitamina B2, coenzima Q10 e estratti di alcune piante, in particolare il Partenio e il Gingko Biloba”.

I consigli

bambino cioccolato

Esistono anche alimenti che possono essere fattore scatenante del mal di testa: tra questi cioccolato, insaccati e wurstel. Il consiglio degli esperti è di fare colazione e attività fisica costante e dormire non meno di 8-10 ore per notte.

(fonte: Ok-salute.it)

Macchie sulla pelle per il sole? Combattile così

L’eccesso di melanina

macchie cutanee

L’eccesso di melanina (pigmento scuro che favorisce l’abbronzatura) che non viene eliminato, può causare macchie solari cutanee. Questo è causa di una sbagliata o scarsa protezione durante le ore di esposizione al sole e si manifesta generalmente al rientro in città.

È necessaria una diagnosi

dermatologa

L’esperto Santo Raffaele Mercuri, Primario di Dermatologia IRCCS dell’Ospedale San Raffaele di Milano spiega che le macchie non sono tutte uguali e per distinguerle è necessaria una diagnosi particolare.

“Il dermatologo dovrà infatti osservare la macchia in un ambulatorio oscurato con la cosiddetta luce di wood per vedere se questa si presenta in superficie o profondità e decidere, quindi, la terapia adatta.

Il melasma

melasma

Ad esempio: il melasma (presentato prevalentemente da donne che hanno appena affrontato una gravidanza o che assumono pillole anticoncezionali), si presenterà sotto forma di macchia parecchio evidente. Il rimedio più adeguato e vantaggioso in questo caso è l’utilizzo dell’idrochinone – acquistabile solo previa prescrizione del dermatologo. Questa soluzione può presentare, però, effetti collaterali come la pelle a coriandolo: nel punto in cui era presente la macchia, si formano delle chiazze giallo-biancastre. È quindi necessario consultare un esperto per evitare ulteriori problemi”.

(fonte: Ok-salute.it)

Fine vacanza traumatico? Fai così

Stress da rientro

uomo scrivania

Con il primo giorno di lavoro il ricordo delle vacanze sembra improvvisamente svanire, al punto che si ha quasi l’impressione di non aver mai staccato. Lo stress da rientro dalle ferie estive colpisce molte persone, sei tra queste? Ecco qualche consiglio pratico, suggerito dagli esperti di Hays (società leader nel recruitment specializzato), per non darla vinta all’ansia.

I consigli degli esperti

orologio uomo

Innanzitutto datti delle priorità: il primo pensiero al rientro è quello di recuperare più lavoro arretrato possibile, scelta che contribuisce solo ad aumentare lo stress. Seleziona le cose più urgenti e, se puoi, per qualche giorno inizia a lavorare non prima delle 10 (lo consiglia uno studio condotto ad Oxford).

Fai un bel respiro

Non stare in spiaggia fino alla sera prima, per un rientro “più leggero” è necessario qualche giorno di relax post-vacanze. Prova, inoltre, a variare la solita routine: cambia itinerario per arrivare in ufficio o il posto in cui pranzi, modifica l’orario della sveglia o inizia un nuovo hobby.

Impara a respirare col diaframma per diminuire stress e ritmi frenetici, fedeli alleati del rientro in ufficio. Ultimo consiglio: un atteggiamento malinconico e insofferente è controproducente, pensa positivo!

(fonte: Ok-salute.it)

Regole d’oro per non perdere l’abbronzatura

Il ruolo dei cheratinociti

donna sole

Alla ricerca di metodi per mantenere l’abbronzatura anche al ritorno delle vacanze? Non è semplice, ma neanche impossibile. Nonostante le cellule cutanee nelle quali si accumula la melanina, i cheratinociti, si auto-eliminino con un processo naturale che non può essere bloccato, è possibile rallentare il dileguarsi della tintarella.

I consigli dell’esperto

donna scrub

È necessario seguire alcune regole per evitare che la pelle cominci a seccarsi, squamarsi e mantenga un colorito ambrato, quali?

Secondo l’esperto Santo Raffaele Mercuri, Primario di Dermatologia IRCCS dell’Ospedale San Raffaele di Milano, è fondamentale non fare lampade, idratare spesso la pelle con creme e recarsi dall’estetista per esfoliare: scrub e peeling sono ottimi metodi per rendere la pelle più luminosa.

L’alimentazione è importante

Indispensabile bere molta acqua (almeno 1 litro e mezzo al giorno); aumentare il consumo di frutta e verdura di stagione, principalmente quella di colore giallo-arancione, evitare docce con acqua troppo calda e limitare i bagni in piscina (il cloro ha un effetto sbiancante). Inoltre l’aria condizionata non è alleata dell’abbronzatura: bisogna fare attenzione a perché secca la pelle.

(fonte: Ok-salute.it)

Mal di testa? Prove con le cure hi-tech

Nuove cure: promesse o realtà 

Spegnere il mal di testa con un semplice tocco sullo smartphone, grazie a un’applicazione che comanda un casco capace di «coccolare» il cervello fino a cancellare gli effetti deleteri di una giornata di lavoro. Questo è il futuro che promettono le industrie biomedicali, sempre più concentrate nello sviluppo di dispositivi hi-tech che aiutino milioni di pazienti a combattere le cefalee comodamente a casa propria. Un business che si prevede sempre più florido, visto che i primi apparecchi già presenti sul mercato (totalmente a carico dei pazienti) costano diverse centinaia di euro. Ma funzionano davvero?

La neuromodulazione

«Gli apparecchi per la neuromodulazione non invasiva che troviamo attualmente in commercio sono stati approvati per l’uso. Sono sicuri e non provocano danni. Siamo però in attesa di studi scientifici solidi, basati su grandi numeri di pazienti, che permettano di documentare in modo certo i reali benefici terapeutici», sottolinea il neurologo Bruno Colombo, responsabile del Centro cefalee e algie facciali dell’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano.

La stimolazione transcranica superficiale

Prendiamo ad esempio le «coroncine» che si indossano sulla fronte per la stimolazione transcranica superficiale. Questi dispositivi, spiega Colombo, «generano dei microimpulsi elettrici che attraversano la cute e la scatola cranica. Stimolanodebolmente il tessuto cerebrale, modificando i parametri elettrici e di conseguenza i meccanismi biochimici alla base del mal di testa.

Sono indicati per pazienti emicranici con o senza aura. In alcuni casi sono progettati per intervenire durante l’attacco acuto, in modo da limitarne intensità e durata. In altri hanno un’azione preventiva e mirano a ridurre la frequenza degli attacchi.

Servono studi ulteriori 

Gli studi che ne hanno valutato l’efficacia riportano una riduzione della durata e dell’intensità degli attacchi emicranici, ma su gruppi molto ristretti di pazienti. Per questo suggerirei l’uso di questi dispositivi solo alle persone che non hanno avuto benefici dalla terapia farmacologica, così come alle donne in gravidanza che possono assumere con limitazioni i triptani, che restano i farmaci d’elezione».

I neurostimolatori transcutanei

Altri apparecchi molto ricercati sono i neurostimolatori transcutanei che agiscono sul nervo vago. «Sono dispositivi simili a rasoi da barba elettrici che si passano per pochi minuti sul collo, al di sotto della mascella, lì dove passa il nervo vago», spiega Colombo.

L’efficacia è stata testata anche grazie a uno studio multicentrico condotto in Italia. I ricercatori hanno messo a confronto lo strumento attivo con uno stimolatore «finto», facendo in modo che né lo sperimentatore né il paziente sapessero quale dei due apparecchi fosse in dotazione. «I risultati indicano che l’uso del neurostimolatore prolungato per diversi mesi ha un effetto preventivo, perché riduce il numero di giorni di emicrania al mese», racconta il neurologo del San Raffaele. «È stato provato anche l’utilizzo durante l’attacco acuto. In questo caso si è ottenuto un vantaggio molto contenuto rispetto al placebo, pari solo al 10-20%».
Bisogna poi ricordare che nessuna di queste sperimentazioni ha mai valutato l’efficacia dei neurostimolatori paragonandola a quella dei farmaci tradizionali.

Il botulino efficace per le forme croniche

Dati certi e molto incoraggianti sono disponibili per un’altra terapia innovativa, la prima approvata in Italia per il trattamento delle cefalee croniche. Si tratta della tossina botulinica. Nota al grande pubblico per il suo effetto spiana-rughe in medicina estetica, «è in realtà molto utile anche contro il mal di testa. Ha infatti la capacità di inibire la trasmissione nervosa lungo i nervi periferici che portano lo stimolo doloroso al cervello», spiega l’esperto. «La terapia è indicata per i pazienti cronici più difficili, che ogni mese hanno almeno 15 giorni di mal di testa e almeno otto giorni di attacchi emicranici pulsanti con nausea e vomito».

Come si fa

Il protocollo prevede che il botulino venga somministrato sotto cute in quantità piccole e sicure, iniettate in corrispondenza di 31 punti specifici di testa e collo dove originano i nervi periferici, con la possibilità di estendere le punturine anche in altre zone che il paziente avverte come più dolorose. «Studi clinici dimostrano che almeno il 50% dei pazienti cronici ottiene una riduzione di almeno il 50% dei giorni con mal di testa, diminuendo anche il consumo di farmaci analgesici», ricorda Colombo. «La terapia viene somministrata ogni tre mesi, per rendere più efficiente il sistema di controllo del dolore. L’obiettivo è quello di arrivare a stabilizzare il quadro del paziente nel giro di un anno».
Altro elemento positivo è che il botulino non provoca effetti collaterali di rilievo

Gli anticorpi monoclonali

«Sono anticorpi prodotti in laboratorio per bloccare l’azione della molecola CGRP (Calcitonin Gene Related Peptide), che viene liberata da rami terminali sensitivi del nervo trigemino, andando poi ad agire sia su vasi meningei come vasodilatatore che su specifici recettori posti su prolungamenti delle vie nervose che portano lo stimolo doloroso al cervello», spiega l’esperto del San Raffaele.
Per bloccare questo circolo vizioso, sono stati sviluppati quattro anticorpi:

  • erenumab. È il primo approvato dalla Food and Drug Administration statunitense. Agisce sui recettori delle vie nervose.
  • Eptinezumab, fremanezumab e galcanezumab sono in via sperimentale.  Agiscono direttamente sulla molecola CGRP. «Si tratta dei primi farmaci sviluppati in modo mirato per la profilassi dell’emicrania. Una svolta epocale pari a quella dei triptani, i primi farmaci specifici per l’attacco acuto che sono stati introdotti negli anni Novanta», sottolinea Colombo.

Somministrazione semplice

Oltre a essere innovativi per il loro meccanismo d’azione ultrapreciso, gli anticorpi monoclonali sono anche relativamente facili da somministrare. Eptinezumab richiede una flebo endovenosa ogni tre mesi, praticata in day hospital. Gli altri farmaci vengono iniettati una volta al mese sotto cute attraverso delle punturine sulla pancia che il paziente può farsi comodamente a casa propria.